Autunno


Il cielo ride un suo riso turchino

benché senta l’inverno ormai vicino.

Il bosco scherza con le foglie gialle

benché l’inverno senta ormai alle spalle.

Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,

benché senta nell’onda il primo gelo.

é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo

un fiore strano, un fiore a ombrello, un fungo.

Marino Moretti
Nella foto: Autunno – Giuseppe Arcomboldi

Ottobrata

 

Ridono tutte in fila le linde casette
ne ‘l dolce sole ottobrino,
quale colore di rosa,
qual bianca, come tante comari vestite
de ‘l novo bucato a festa.
 Su le tegole brune riposano enormi
zucche gialle e verdastre,
sembianti a de’ crani spelati,
e sbadiglian da qualche fessura
 uno stupido riso a ‘l meriggio.
Seduto su un uscio
un vecchietto sonnecchia
pipando, e un gatto nero gli dorme
tra i piedi.
Galline van razzolando intorno;
si sente il rumor de la spola
e d’una culla a ‘l ritmo
di lenta canzone; poi voci
fresche di bimbi, risa di donne;
 poi brevi silenzi,
Il bel vecchietto russa,
 inclinato su l’omero il capo
bianco, ne il sole. lo guardo
 la placida scena e dipingo.

Gabriele D’Annunzio
Nella foto: Galline sull’aia – Cosimo Privato (1889 – 1971)

Settembre

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

Gabriele D’Annunzio
Nella foto: Giovanni Segantini – Dopo il temporale

 

Un tour che tocca sei stati: Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Croazia, Slovenia

Un tour con partenza da Milano che, lungo l’autostrada che porta a Lugano e arriva fino a Bellinzona, attraversa la Svizzera.
A Bellinzona si prenderà il bivio che porta al passo di San Bernardino. Qualche tornante sulla sttrada provinciale per imboccare di nuovo l’autostrada.
Una sosta per il pranzo ad Heidiland, uno strano autogrill a metà tra il fast food e il supermercato. Una veloce visita a Vaduz, capitale del Lichtestein, dove sono collocate, nelle vie cittadine, alcune statue di Fernando Botero.
La prima tappa per la notte è prevista a Memmingen, in Germania.
Da qui si ripartirà alla volta di Linz, in Austria, dove faremo un pernottamento come anche a Graz, Patrimonio Unesco, la sera successiva. Entrambe le cittadine hanno centri storici di rilievo che meritano di essere visitati.
Da li ci sposteremo in Croazia per visitare Zagabria, che ne è la capitale. Due notti ci permetteranno di visitare anche i dintorni.
Da Zagabria a Rijeka, in italiano Fiume, per due giorni sulla costa del bel mare Adriatico che su questo litorale, al contrario di quello italiano, si presenta profondo con coste frastagliate e rocciose.
Da li ci sposteremo a Postojna, per visitare le famose grotte e ci fermeremo una notte.
Il tragitto proseguirà con il Lago di Bled, famosa località termale con dintorni interessanti come il lago di Bohinj, all’interno del Parco Triglav.
In questa località ci concederemo tre notti per riposare anche un po’.
Attraverso il Passo Tarvisio rientrermo in Italia facendo una tappa ad Udine per la notte. Contiamo di riuscire a visitare anche Aquileia e Palmanova prima di rientrare, in serata, a Milano.
Aquileia è annoverata tra i siti del Patrimonio Unesco.

 

Mappa fonte Google

Vento di prima estate

A quest’ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente;
le risse e le sassaiole
chiassose,nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi,dopo sfrenate
rincorse.

Giorgio Caproni
Nella foto: Bimbi sul prato – Giuseppe Graziosi – 1904