Collezionismo discreto: Casa Boschi Di Stefano

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Un appartamento al secondo piano di un edificio costruito negli anni ’30, nascosto in un quartiere residenziale silenzioso, a due passi da corso Buenos Aires, una delle arterie più trafficate e vivaci della città di Milano. In questo appartamento vivevano Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, con i loro amati gatti e, soprattutto, circondati da centinaia di opere d’arte, freneticamente acquistate nel corso della loro vita.

Antonio e Marieda erano infatti appassionati collezionisti di arte contemporanea, al punto da dedicare un’intera vita al sostegno degli artisti esordienti della loro generazione. Antonio, ingegnere della Pirelli e violinista dilettante, si era in realtà avvicinato all’arte figurativa solo dopo aver conosciuto Marieda, la quale era invece ceramista, partecipò a concorsi e vinse alcuni premi d’arte, oltre ad insegnare nella scuola da lei stessa aperta.

I due si conobbero nel 1927 in villeggiatura in val Sesia e si sposarono dopo pochi mesi di fidanzamento. Qualche anno dopo si trasferirono nell’appartamento di via Giorgio Jan, in un edificio signorile costruito dall’impresa del padre di lei, Francesco Di Stefano, e progettato dal grande architetto Piero Portaluppi.
Da subito Antonio e Marieda iniziarono a frequentare le gallerie d’arte più importanti della città e in breve tempo conobbero personalmente gli stessi artisti che in questi luoghi esponevano: Mario Sironi, Lucio Fontana, Carlo Carrà… Il loro salotto era sempre aperto per questi amici, si organizzavano serate durante le quali si discuteva, si commentava, si suonava lo splendido pianoforte ancora oggi presente.

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Il loro era un collezionismo che guardava al presente, basato sull’acquisto sentimentale e non calcolatore, non vi era un interesse di investimento, se non sul sostegno all’artista, per lo più giovani ancora sconosciuti e molto spesso squattrinati. Non lasciarono mai indietro alcun pezzo, non vendettero mai nulla.

Tutto questo fino al 1968, quando Marieda morì e Antonio, solo, iniziò ad acquistare solo sporadicamente. Non avendo figli, Antonio Boschi decise di donare tutta la collezione al Comune di Milano, che ne avrebbe avuto la proprietà al momento della sua morte, nel 1988.

Oggi Casa Boschi è un museo aperto al pubblico, gratuitamente, e ospita una selezione delle migliori opere della raccolta in ordine cronologico. Si parte dagli anni attorno alla Prima Guerra Mondiale, per proseguire con il movimento di Novecento e Mario Sironi, si prosegue con Giorgio Morandi, Filippo de Pisis, Massimo Campigli. Nel salotto d’angolo, capolavoro d’architettura di Portaluppi con le sue volumetrie irregolari, l’opera dominante è La scuola dei gladiatori di Giorgio De Chirico, comprata nel 1938 a Parigi dai Boschi durante la svendita del gallerista ebreo Léonce Rosenberg, prima del suo trasferimento negli Stati Uniti. Si continua con il secondo dopoguerra: Lucio Fontana, i Nuclearisti, l’Informale. Un viaggio nell’arte italiana del XX secolo, corredata da mobili coevi (ma non originali), tra cui la sala da pranzo realizzata da Sironi nel 1936 per la VI Triennale di Milano.

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