Il Galles ci aspetta

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È quasi tutto pronto, la partenza imminente.
Ho prenotato le sterline che mi daranno domani, mi manca di fare il checkin online e preparare le valigie. Valigia ” da pioggia”, il Galles ci attende.
In verità sarà un giro più ampio, che toccherà anche città grandi come Bristol, Liverpool e Manchester. Come ogni anno il nostro mese di Agosto è destinato al Nord Europa, che ha grandi tesori, artistici e paesaggistici, da mostrare.
Ieri sera piccolo briefing con i nostri compagni di viaggio, che si affidano completamente a me per l’organizzazione e si fidano del fatto che sarà un viaggio interessante, ma anche divertente, in fondo è una vacanza e non un viaggio di lavoro.
Siamo tutti curiosi di vedere questo paese, Irlanda e Scozia ci erano piaciuti molto e ci aspettiamo che non sia molto diverso.
Ancora tre giorni….

Un diamante è per sempre

diamanti bianchi

Un diamante è per sempre. Mai pubblicità fu più veritiera, infatti il diamante, che deve il suo nome alla parola greca Adamas, invincibile, indomabile, è la pietra più resistente che ci sia. La sua durezza, 10 della scala Mohs, cioè il massimo, lo rende praticamente inattaccabile.
Il diamante non è altro che carbonio puro che si è cristallizzato in profondità (km 150/200) a causa della forte pressione e della temperatura molto elevata (1700° circa), in genere nei crateri vulcanici per arrivare in superficie attraverso eruzioni e depositi alluvionali.
Nominato in alcuni documenti sanscriti già nel IV secolo a.C., non se ne conosce però con esattezza la scoperta; è citato anche nella Bibbia con il nome di Yahalom e da Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale.
Il commercio dei diamanti rimase prerogativa dei popoli orientali fino all’arrivo dei primi europei in India, per primo Marco Polo ebbe notizie della città di Hormuz, in Persia, che smistava nei paesi mediorientali tutto il materiale estratto in India. Da Aleppo a Venezia il passo fu breve e poiché Venezia commerciava con Bruges i diamanti arrivarono fino a li, dove si attivò una fiorente attività per il taglio di questa pietra. Successivamente questa attività si trasferì ad Anversa e poi ad Amsterdam e divenne popolare soprattutto tra gli ebrei. Nel ‘700 si scoprirono giacimenti anche in Brasile, nell’800 in Sudafrica ed ultimamente anche in Russia, dando impulsi differenti al commercio, mentre l’attività della lavorazione è rimasta quasi inalterata, dominio dei tagliatori ebrei, che si concentrano soprattutto ad Anversa e a Tel Aviv.
Anticamente gli venivano preferite le pietre di colore perché esteticamente più appariscenti e in quanto il taglio vecchio, eseguito solo lungo le linee di frattura del cristallo, non ne metteva in risalto tutta la bellezza. Agli inizi del ‘900 vennero studiati dei tagli che la resero la più desiderata delle pietre.
Il diamante viene classificato in base a quattro parametri dette 4C: colore, purezza (clarity), taglio (cut) e caratura. Più sarà bianco, assente da inclusioni, con buon taglio e di grossa caratura e più sarà prezioso e quindi costoso.
Esistono anche colori naturali diversi dal bianco come rosso, giallo, rosa , verde e blu, molto rari e quindi molto preziosi.
Non tutti i diamanti che si estraggono sono utilizzabili in gioielleria, i meno pregiati sono impiegati a scopo industriale .

Marylin, diamont

La deliziosa Marilyn, nel divertente film “Gli uomini preferiscono le bionde” canta: ”i diamanti sono i migliori amici delle ragazze”. Come darle torto? Il diamante è la pietra che ha maggiore successo di vendita perché è simbolico, prezioso e sta bene con tutto.
Anche chi non possiede gioielli importanti o non ha particolari occasioni per esibire quelli più impegnativi, potrà indossare con disinvoltura, durante tutto l’arco del giorno, piccoli orecchini a lobo, l’anello di fidanzamento o una fedina di diamanti, anche in abbinamento a pietre di colore o semipreziose.
Spesso si fa confusione tra diamante e brillante: diamante è la pietra indipendentemente dal taglio e brillante è il taglio rotondo con 57 faccette.
Ricordate che i diamanti possono essere considerati un investimento solo a lunghissimo termine, se di grossa caratura, almeno dal carato in su, e certificati. Sicuramente rappresentano un bene rifugio abbastanza ben riconvertibile in denaro.
Data la sua preziosità e il significato che ha assunto nel tempo, numerosi sono stati i tentativi di imitazione e di riproduzione in laboratorio, con risultati esteticamente apprezzabili, senza mai arrivare però alla bellezza della pietra naturale.
A mio parere, meglio preferire una pietra piccola naturale che una grossa ma di imitazione.

diamanti colorati

Immagini tratte da Google

I sogni son desideri, L’Arena va in Oman

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Royal Opera House Muscat

Vi voglio presentare un articolo scritto da me e pubblicato su un altro blog in primavera.

Oggi ho accompagnato mia cognata Daniela all’aeroporto, partiva per l’Oman, ma non andava in vacanza, andava a lavorare. Daniela è una violinista dell’orchestra dell’Arena di Verona.
Nel tragitto mi ha raccontato di questo paese, dove era già stata nel 2011, come sia incantevole, con un mare splendido e un altrettanto splendido interno fatto di vallate verdeggianti, gli uidian, dove scorre l’acqua che alimenta le oasi e coste dove in alcuni mesi si può assistere alla schiusa delle uova di tartaruga con la corsa dei piccoli verso il mare.
Un paese di fede musulmana non integralista, dove le donne non vestono di nero pur portando il velo, hanno diritto di voto ed occupano un posto nella società. Un paese abituato al turismo perché è sulla rotta delle navi da crociera che navigano nel Golfo Persico, dove il turista è il benvenuto e gira liberamente in sicurezza, cui è richiesto solo un abbigliamento non troppo succinto con spalle e ginocchia coperte .
Il paese è governato dal sultano Qaboos Bin Said, settantaquattrenne, che ha studiato a Londra e che ha deciso di realizzare un suo sogno: regalare al suo paese un grande teatro dove rappresentare spettacoli provenienti da tutto il mondo e istituire un’orchestra di giovani omaniti, maschi e femmine, che condividono la sua stessa passione per la musica.
Così, nell’ottobre del 2011, vede la luce, a Muscat, la capitale, il primo teatro d’opera del Golfo Persico, il ROHM, Royal Opera House Muscat.
Il teatro è bellissimo, terminato appena in tempo per l’inaugurazione che il Sultano desidera essere fatta con l’orchestra dell’Arena. L’opera rappresentata per l’occasione è Turandot di Giacomo Puccini, regia di Franco Zeffirelli e, alla direzione dell’orchestra dell’Arena , Placido Domingo. Forse non si può desiderare di più.
La sera dell’inaugurazione c’erano invitati provenienti da tutti i paesi del Golfo che gremivano il teatro.
Il colpo d’occhio era stupefacente, gran parte del teatro era occupata da inglesi che in Oman formano una comunità molto numerosa, il resto era costituito da arabi elegantissimi nei loro tradizionali abiti bianchi con le mogli, alcune con abiti variopinti e perfino un ambasciatore giapponese, la cui moglie indossava il tradizionale kimono.
Immagino l’emozione del sultano, dei suoi ospiti e dei musicisti quando, insieme alla Fanfara Reale venne eseguito l’inno nazionale omanita. Fu pura magia.
Da allora il ROHM, che ha per direttrice una signora omanita e maestranze inglesi, non ha mai smesso di programmare spettacoli di ogni genere, dal balletto classico a quello folcloristico, dall’opera al concerto jazz, ospitando artisti da ogni parte del mondo, in una visione ampia dell’arte musicale.
Ora l’orchestra dell’Arena ritorna nel teatro che l’ha già ospitata, per rappresentare un’opera inconsueta. “Capuleti e Montecchi” di Vincenzo Bellini. I tecnici ed il regista sono già sul posto per allestire il teatro e le scenografie, adattando il testo alle esigenze della religione musulmana, infatti un personaggio maschile, nel testo originale, è interpretato da una donna , cosa non concessa dalla religione. I musicisti arriveranno domani e, dopo alcuni giorni di prove, debutteranno il giorno 19, con repliche il giorno 20 e 21.
Forse non si ripeterà più la grande magia, in fondo non è più la prima volta, ma di sicuro l’amore del sultano per la sua creatura e la bravura dell’orchestra creeranno qualcosa di speciale e di unico.
Buon viaggio Daniela e buon lavoro.

Come organizzare un viaggio

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Io sono abituata ormai da tanti anni ad organizzare i tour, lunghi o corti, importanti o meno, da sola.
I mezzi a nostra disposizione ci facilitano molto il compito, in rete troviamo tutto quel che occorre, informazioni, foto, esperienze di altre persone che possono aiutarci a scegliere la destinazione che desideriamo.
Quello che mi rimane oscuro, leggendo forum di viaggi, è la mancanza di autonomia delle persone ed anche un minimo di informazione sulla zona che si vuole visitare.
Anche nelle agenzie di viaggio vengono fatte le domande piu’ strane, tipo come recarsi in Sud Africa con la propria auto.
Ma la domanda piu’ assurda , a mio avviso è: “cosa non devo perdermi assolutamente”? La mia risposta è: “non puoi perderti quello che piace a te”!
Ognuno di noi ha le sue preferenze, cose che vuole vedere ed altre cui è disposto a rinunciare. Bisogna considerare anche chi sono i nostri compagni di viaggio, magari se si viaggia coi bambini bisognerà includere sempre un parco o qualcosa di simile ed evitare trasferimenti troppo lunghi.
Importante la scelta del luogo in base alle condizioni climatiche, evitando le stagioni delle piogge, quelle dei tifoni, il caldo intenso dei deserti in estate e cosi via.
Fondamentale l’abbigliamento giusto in base ai luoghi e alle stagioni.
Sembrano delle banalità, ma non sempre le persone ci fanno caso, rovinandosi le vacanze tanto sognate. Comperarsi una bella guida di viaggio ancor prima di prenotare, in modo da essere sicuri che quello è proprio il paese che si vuole visitare. Per i paesi un po’ difficili anche io ricorro all’agenzia, ma per tutto il resto basta mettersi al pc e si organizza tutto, aerei, auto a nolo, alberghi, musei e addirittura ci sono dei siti su cui puoi prenotare una guida per un tour individuale.
Niente paura, allora, decidete in fretta e via che si parte!

I gioielli : mode e modi

Ci sono regole per indossare i gioielli? Si, una sola: non ci sono regole. Lasciatevi guidare dal buonsenso, se indossate spesso pantaloni e sneakers non mettetevi il filino di perle e l’anello Liberty ereditato dalla nonna perché non sono in sintonia e nemmeno la collana di conchiglie comperata in vacanza, così divertente, se dovete andare al matrimonio di un’amica.
Il vecchio consiglio di non indossare mai gioielli con diamanti la mattina, se non per andare ad un’udienza con il Papa fa un po’ sorridere, i tempi sono cambiati, si esce alla mattina e si rientra alla sera con gli stessi abiti e gli stessi gioielli, dovremmo forse rinunciare alla nostra bella fedina di diamanti?
Non badate alle mode, alle stagioni, indossate quello che vi piace, ma soprattutto osate con i colori. Vestite spesso di nero? La bella collana di corallo farà una gran figura anche se è dicembre e fuori nevica.
Gioielli grandi o piccoli? Moderni o d’epoca? Dipende dal vostro gusto, anche qui nessuna regola. Veri o falsi? Io non amo i falsi. Quelli economici sono decisamente brutti e i metalli usati, in genere, provocano dermatiti da contatto anche importanti. Quelli di maggior pregio, magari firmati, costano troppo pur non avendo un valore intrinseco che ne giustifichi il prezzo.
Per la sposa? Qui sono categorica, niente gioielli, sono un paio di perline semplici semplici alle orecchie, visto che non siamo principesse reali!
I gioielli sono un investimento? No, a meno che non siano diamanti sigillati, certificati da un’importante istituto, superiori al carato. Ricordate che tutti gli altri gioielli, anche con le pietre incassate, in caso di vendita, verranno messi sulla bilancia e pagati a peso alla sola quotazione dell’oro “usato”, perdendo così tutto il valore pagato per la manifattura. DSCF1133

L’arte del gioiello

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Ho sempre avuto una grande passione per i gioielli, non solo da indossare, ma anche da ammirare nelle vetrine dei gioiellieri come vere opere d’arte.
Sono però i musei i veri depositari dell’eccellenza dell’arte orafa che ha sempre spaziato dalla gioielleria vera e propria alle suppellettili come fastosi centrotavola, candelieri e boccali dal gusto squisito, la pittura, poi, ha spesso ritratto nobili uomini e graziose dame con importantissimi gioielli a manifestare il loro potere e la loro ricchezza.
Non dobbiamo però dimenticare che monili fatti con sassolini e conchiglie hanno sempre guarnito il collo anche di rudi guerrieri, con funzioni sia decorative sia scaramantiche e propiziatorie, fino dalla preistoria.
Un gioiello, spesso, viene regalato per scandire ricorrenze: la nascita, il matrimonio, il primo figlio, ma anche una laurea o la maturità.
Insomma, da sempre, un amico fedele che ci accompagna nel tempo.
Ad un certo punto della mia vita ho desiderato che questa passione diventasse qualcosa di più e ne
ho fatto il mio lavoro; mi piacerebbe raccontarvi qualcosa di questo mondo affascinante.

Un ballo in maschera

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Ormai è diventato un rito: andare ogni anno all’Arena di Verona a vedere un’opera..
Non è stata passione subitanea né spontanea, ma mediata da una cognata violinista che all’Arena ci lavora.
Abbiamo cominciato un po’ perplessi, ed ora , a distanza di anni, la cosa ci appassiona.
Tutto deve rispettare un rituale, entrare nel settore prenotato, rigorosamente gradinata, l’acquisto del cuscinetto che, oltre ad ammortizzare la durezza del sedile su cui ci si siede, serve a ripararsi dal calore della pietra infuocata dal sole, cercare un posto, ed aspettare quietamente l’inizio osservando l’entrata dei vip nella platea, che, sfidando un caldo incredibile, sfoggiano mise a volte esagerate.

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Le uscite della ragazza del gong sono sempre accolte con applausi..Ecco, si comincia, si accendono le candeline che tremolano lievi all’aria che si è levata… insomma un’atmosfera particolare , unica nel suo genere.
Ormai abbiamo visto quasi tutte le opere classiche, quest’anno toccava al “Ballo in maschera”, opera di Verdi che non veniva rappresentata da molti anni.
La trama molto semplice, lui, lei, l’altro. Ci scappa il morto, altrimenti che melodramma sarebbe ! In realtà i due amanti presunti sono innocenti , ma vallo a dire al marito…
Musica briosa, bel canto, scenografie raffinate e costumi straordinari, il pubblico applaude soddisfatto, gli artisti sfilano sul palco ad uno ad uno a ricevere ovazioni.
Ecco si sono accese le luci e tutti scendono dai gradini altissimi dove anche i Romani hanno messo i piedi .
Ora dovremo aspettare un altro anno per rivivere le stesse emozioni ma, non stupitevi, ho già scelto l’opera  ed anche la data : Don Giovanni di Mozart, 4 Luglio.

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Peppone e Don Camillo

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Famosissimi i film di Don Camillo e il suo nemico/amico Peppone.
Anche se visti e rivisti sono sempre simpatici e divertenti e si parteggia ora per l’uno ora per l’altro, mentre loro si comportano come bambini dispettosi.
I film sono ambientati a Brescello, paesino della bassa padana, luoghi che in fondo non sono cambiati  molto, distese di grano, filari di pioppi e gli argini del fiume Po che fanno da confine tra Lombardia ed Emilia.
Noi che siamo degli estimatori di questi film e anche molto curiosi siamo andati a Brescello e abbiamo scoperto che il paese vive ancora con molto piacere la presenza di questi personaggi.
Così, nella piazza del paese, che un pò è cambiata, c’è la chiesa di Don Camillo che all’interno, in una cappelletta, conserva il crocefisso con cui il simpatico Don faceva lunghe chiacchierate, come pure esiste ancora il Municipio, e due statue dei protagonisti, a grandezza naturale, accolgono i curiosi .
Sotto ad un portico è conservata la campana del campanile, in un’altra piazzetta campeggia il carrarmato che nel primo film abbatte parte del Municipio.
Un piccolo museo, poi, raccoglie foto di scena e cimeli vari, la bici del Don, la moto di Peppone, una tonaca ed altri oggetti .
Una gita simpatica e piacevole.

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Gli Skansen, tra finzione e realtà

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Quando organizzo un viaggio cerco sempre, dove possibile, di inserire la visita ad uno Skansen. Il suo vero nome è museo etnografico, un museo, cioè, che illustra la storia di un paese. Il nome Skansen deriva dal primo esperimento di questo tipo fatto in Svezia nel 1891, da allora, per estensione, tutti i musei di questo tipo vengono chiamati così.
Più facile trovarli in nord Europa e nell’Europa dell’Est, sono costituiti da un grande parco in cui vengono inserite case rurali di varie epoche e provenienze che vengono smontate sul luogo di origine e rimontate nel parco in modo da ripercorrere un filo logico storico e geografico.
Le case sono ambientate. con arredamenti originali e, a volte, animate con persone vestite con i costumi tipici attenti ai lavori domestici o della campagna.
Ho visto Skansen in Polonia, in Estonia, e in Ungheria e non ho trovato sostanziali differenze di costruzione delle case. Le più antiche sono costituite da una sola stanza con un braciere od un camino per cucinare , un pagliericcio per dormire e la zona per gli animali.
Nel tempo le case si arricchiscono di stanze separate per la notte ed anche gli animali vengono ricoverati in zone adatte.

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Oltre alle case e fattorie spesso si trovano le case dei maestri che hanno una stanza per lo studio, arredata con lavagne e banchi.
Il più bello e completo , a mio avviso, è quello di Tallin, anche per la sua ubicazione sul bordo del mare, con un percorso che si snoda tra boschi e laghetti e che oltre alle case ha anche dei mulini a vento, una chiesa in legno e una stazione dei vigili del fuoco.
Questi parchi si adattano anche ad una visita con i bambini, che potranno così godere della giornata all’aria aperta senza annoiarsi troppo

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Bookshop che passione!

Vi capita mai, dopo aver visitato un museo o una bella mostra, di rimanere affascinati dal bookshop? A me sempre! Mi aggiro tra i banchi allestiti in cerca di chissà che, le cose sono sempre le stesse: gommine, matite, pins, oggettini spesso inutili ma così graziosi ed economici da meritarsi attenzione. Questo lo porto alla mamma, questo alla suocera, Camilla è ancora troppo piccola per i puzzle, ma fra qualche anno… Così negli anni ci siamo portati a casa saponcini col cigno dai castelli della Baviera, quelli a forma di limone dal Museo Van Gogh, mug di tutti i tipi, il cappellino con la tesa dal Trinity College, blocchetti per appunti da ogni dove…Ora però mi sono organizzata e vado a colpo sicuro: catalogo del museo o della mostra per “casa”, il calendario artistico per Fiamma è di rigore, i tovagliolini di carta un po’ insoliti ( perfino quelli con la metropolitana di Monaco) per Barbara sono diventati un gioco divertente e infine per me un foulard o una sciarpa in seta, con i quadri simbolo. Ormai ne ho una discreta raccolta, mi piace usarli e, quando devo uscire alla mattina, mi chiedo: ma oggi esco con Van Gogh, con Mucha o con Renoir?