Un ballo in maschera

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Ormai è diventato un rito: andare ogni anno all’Arena di Verona a vedere un’opera..
Non è stata passione subitanea né spontanea, ma mediata da una cognata violinista che all’Arena ci lavora.
Abbiamo cominciato un po’ perplessi, ed ora , a distanza di anni, la cosa ci appassiona.
Tutto deve rispettare un rituale, entrare nel settore prenotato, rigorosamente gradinata, l’acquisto del cuscinetto che, oltre ad ammortizzare la durezza del sedile su cui ci si siede, serve a ripararsi dal calore della pietra infuocata dal sole, cercare un posto, ed aspettare quietamente l’inizio osservando l’entrata dei vip nella platea, che, sfidando un caldo incredibile, sfoggiano mise a volte esagerate.

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Le uscite della ragazza del gong sono sempre accolte con applausi..Ecco, si comincia, si accendono le candeline che tremolano lievi all’aria che si è levata… insomma un’atmosfera particolare , unica nel suo genere.
Ormai abbiamo visto quasi tutte le opere classiche, quest’anno toccava al “Ballo in maschera”, opera di Verdi che non veniva rappresentata da molti anni.
La trama molto semplice, lui, lei, l’altro. Ci scappa il morto, altrimenti che melodramma sarebbe ! In realtà i due amanti presunti sono innocenti , ma vallo a dire al marito…
Musica briosa, bel canto, scenografie raffinate e costumi straordinari, il pubblico applaude soddisfatto, gli artisti sfilano sul palco ad uno ad uno a ricevere ovazioni.
Ecco si sono accese le luci e tutti scendono dai gradini altissimi dove anche i Romani hanno messo i piedi .
Ora dovremo aspettare un altro anno per rivivere le stesse emozioni ma, non stupitevi, ho già scelto l’opera  ed anche la data : Don Giovanni di Mozart, 4 Luglio.

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Un ballo in maschera — 2 Comments

  1. Misi piede in Arena, la prima volta, nel 1951: avevo sette anni e due genitori appassionatissimi di musica lirica. Conservo di quella mia prima Aida (la prima di una lunga serie di Aide e di altre opere) un ricordo vivissimo. Non solo non mi annoiai né tanto meno mi addormentai, ma a spettacolo finito rimasi quasi delusa! Per moltissimi anni i primi di agosto rimasero riservati all’appuntamento veronese: raramente per un solo spettacolo, più spesso per due o anche tre, cui si aggiunse (quando cominciai ad andarci da sola o con qualche amica)la prosa shakespiriana al Teatro Romano. Con mia figlia Daniela solo una Turandot e un’Aida, con mio marito una Carmen. Non sono riuscita, ahimè, a trasmettere ai familiari questa mia passione. Ormai purtroppo manco da Verona da parecchi anni. Non riuscirei più ad arrampicarmi sugli amatissimi gradoni, dovrei prenotare un posto in platea…ma “dal basso”, dove in passato ho assistito solo a un Trovatore, lo spettacolo non è così suggestivo. Però voglio, fortissimamente voglio entrare ancora in quel luogo magico!

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