Bimbi in viaggio

Mi attirerò l’ira di molti, ma io ho le mie idee sui bimbi in viaggio che spesso sono vittime dell’egoismo dei loro genitori.
Perché costringerli a weekend massacranti, con spostamenti continui se, magari, soffrono la macchina? L’alibi, di solito, è che cambiano aria visto che vivono in città caotiche e inquinate.
Forse è sufficiente portarli al parco a giocare a palla, dico io…
Ma quello che mi irrita di più, sono i viaggi in aereo.
Si sa che i bimbi sotto ai due anni non pagano il posto se non lo occupano e questo scatena il genitore. Allora si parte, facendo un sacco di ore di volo senza considerare tutto il disagio.
Il bambino è costretto a stare legato con una cintura che lo assicura a quella del genitore, limitandogli quella libertà che, per lui, è fondamentale.
Allora sono urli e strilli!
Appena si spegne la lucina delle cinture che indica che si possono slacciare, il genitore premuroso comincia a percorrere il corridoio con il bimbo che, finalmente libero, pensa di essere al parco (ma si sa, lui è piccolo e ha bisogno di correre), intralciando chi vuole recarsi alla toilette o le hostess col carrellino.
Ce ne fosse uno solo potremmo tollerarlo, ma in genere sono un certo numero.
Poi c’è il problema di scaldare il biberon e allora le mamme cominciano il pellegrinaggio alla cucinetta per farselo riscaldare.
Poi  ancora il bimbo dovrà dormire, ma dato che il posto al seggiolino è scarso la mamma si recherà col bimbo, che di dormire non ha affatto voglia, davanti alla porta di uscita perché c’è più spazio…non una mamma ma due o tre…
Ora, io spesso cerco di prendere il posto davanti, anche pagandolo di piu per avere tranquillità,  mi trovo in una specie di nursery caotica e noiosa.
Mi chiedo se sia proprio necessario andare in Messico o a Cuba se il bimbo ha poco più di un anno.
Non si può optare per soluzioni alternative?
Magari un viaggio in auto non troppo lungo?
Messico e Cuba saranno li anche l’anno venturo…


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