Gianfranco Ferrè: la camicia bianca secondo me

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Camicie bianche, solo camicie bianche. What else?
Niente ha contraddistinto di più la moda di Gianfranco Ferrè della camicia bianca, punto di partenza per una eleganza raffinata, dalle mille identità. Ferrè diceva che “nel lessico contemporaneo dell’eleganza mi piace pensare che la mia camicia bianca sia un termine di uso universale. Che pero’ ognuno pronuncia come vuole”.
Ed ecco che il Comune di Milano, in collaborazione con la Fondazione Ferrè ci offre, nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, dopo essere stata esposta con successo al Museo del Tessuto di Prato, una meravigliosa retrospettiva del famoso couturier milanese.
In una sala tenuta volutamente a fondo scuro, spiccano 27 splendide camicie bianche create lungo venti anni di carriera, dagli anni ottanta in poi.
Camicie per tutti i gusti, ma sicuramente non per tutte le tasche, ampie, piccine ridotte a corpetto, sensuali oppure monacali, in turbinii di plissè, volant e balze, alcune perfino con lo strascico. Sete e cotoni declinati in taffetas, crepe de chine, tulle, pizzi, organze lavorate magistralmente.
Gli studi di architettura di Ferrè si intuiscono in ogni suo disegno e realizzazione, le camicie sono “costruite” con il tessuto pur mantenendo un’idea di leggerezza.
Accanto alle famose camicie, nella mostra sono esposti anche bozzetti e vecchie riviste che immortalano top model che indossano Ferrè, sul soffitto proiezioni di camicie scorrono in un ovale azzurro, unica nota di colore.
” Non dimenticate che la moda è anche sogno” diceva lo stilista ai suoi allievi, e noi possiamo dire con certezza di aver sognato davanti a questi candidi capolavori.

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