I coriandoli: un’invenzione milanese

coriandoliIl termine coriandolo, nome della pianta aromatica di uso culinario e dei  dischetti di carta gettati durante il Carnevale, deriva dal latino coriăndru(m), a sua volta tratto dal greco koríandron, di etimo preindoeuropeo non meglio chiarito.
Curiosamente nella maggior parte delle lingue, anche quelle non indo-europee, i coriandoli sono noti col nome di  confetti, in quanto, nel Rinascimento, in Italia, si usava lanciare dei dolci che venivano chiamati confetti nelle feste di matrimonio e a Carnevale.
Giovanvettorio Soderini (Firenze, 1526-1596), laureato in filosofia e diritto all’Università di Bologna ed agronomo per diletto, testimonia, sul finire del XVI secolo, il consumo di confetti fatti ricoprendo di zucchero i semi di coriandolo, cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti. quindi, per estensione, si chiamano coriandoli certe pallottine di gesso, che si fabbricano a posta in alcune città per gittarsi addosso nelle feste di carnevale.
Nel XIX secolo, i coriandoli subiscono un’ulteriore variazione e diventano come li conosciamo ora, ad opera dell’ingegnere Enrico Mangili, che era proprietario di una stamperia di tessuti a Crescenzago (Milano).
Nel 1875, Mangili ebbe l’intuizione di utilizzare i piccoli dischetti di scarto dei fogli che venivano bucati per essere utilizzati come lettiere per i bachi da seta per lanciarli sui carri a Carnevale.
Enrico Mangili cominciò a commercializzare i coriandoli di carta che ebbero subito un gran successo ed entrarono dapprima nella tradizione meneghina per poi approdare in tutto il mondo.


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